Continuum fluviale

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Nello studio degli ambienti fluviali è stata decisiva la svolta impressa dal concetto di Continuum Fluviale (River Continuum Concept, RCC). Questo approccio ha messo in evidenza che l’evoluzione nello spazio e nel tempo delle biocenosi fluviali è condizionata dalle caratteristiche dell’ambiente fisico, in particolare dalla geomorfologia del bacino e più direttamente dalla zona riparia, ma ha anche sottolineato il ruolo determinante delle comunità di viventi come elementi di regolazione e modulazione delle dinamiche ecologiche fluviali. Flussi dell’energia, cicli dei materiali e ruolo della biodiversità (della comunità a macroinvertebrati in primo luogo) formano una rete di relazioni strettamente interconnesse che determina una sostanziale continuità di gradienti per i parametri ecologici più significativi lungo il corso d’acqua.
L’interpretazione del funzionamento dell’ecosistema fluviale su base energetica è realizzata analizzando le modalità di trasporto, l’utilizzazione e il deposito del materiale organico lungo il fiume. Dai tratti torrentizi montani a sezione ridotta e con prevalenza di fenomeni erosivi si passa a tratti dove la velocità di corrente si riduce ed è facilitato il deposito di materiale. Nelle acque a monte il maggiore input energetico è rappresentato da materiali organici alloctoni di dimensioni cospicue, che sono sminuzzati e parzialmente decomposti da organismi del macrozoobentos detti trituratori (“shredders”). Più a valle condizioni fisiche meno severe (minore turbolenza delle acque e più alte temperature) consentono attività significative di produzione primaria autoctona: si formano patine di perifiton di cui si alimentano macroinvertebrati raschiatori (“scrapers”). Nel tratto inferiore dei fiumi più grandi, la fonte energetica più rilevante è costituita dal carico di detrito fine proveniente dagli affluenti e dalle inondazioni periodiche delle piane alluvionali.
Ai flussi di energia sono strettamente accoppiati i cicli dei nutrienti che si liberano dalla decomposizione dei materiali organici attivando tassi consistenti di produzione primaria autoctona. Il trasferimento verso valle dei processi ciclici di accumulo e decomposizione della sostanza organica e di rilascio di nutrienti in forma assimilabile dai produttori è visualizzato dal modello della spiralizzazione   (“spiralling”). Sedimentazione, trasporto  e riciclo della materia organica sono rappresentati con una spirale che si snoda da monte a valle. Gli ecotoni ripari, soprattutto nel caso che vi permangano ampie zone umide con sviluppo di vegetazione idrofila, influenzano notevolmente la ritenzione dei nutrienti; particolarmente intensi possono diventare gli scambi di materia ed energia che avvengono nella piana alluvionale tra il fiume e la vegetazione riparia. Un elevato tasso di riciclo (maggiore ampiezza delle spire) ed un’elevata permanenza nell’ambiente (ridotta distanza tra le spire) fanno sì che le aree riparie giochino un ruolo importante nella ritenzione e trasformazione dell’energia e della materia, soprattutto lungo il corso del fiume nelle zone alluvionali. L’approccio del RCC, analizzando in modo integrato il continuum di interazioni tra flussi di energia, cicli dei materiali e ruolo delle biocenosi, individua come ambito di studio ecologico il sistema delle relazioni che connettono il fiume al suo  bacino afferente e in primo luogo alle contigue fasce riparie.