Disastro sul PO
Petrolio sul Po: i giorni del disastro from infopo on Vimeo.
I NUMERI DEL DISASTRO
Materiale sversato | |
Quantitativo di gasolio (composto leggero) sversato | 1.800 tonnellate |
Quantitativo di olio combustibile sversato (composto pesante che tende a depositarsi) | 800 tonnellate |
Quantitativo totale di idrocarburi sversati | 2.600 tonnellate |
Materiale recuperato | |
Quantità di idrocarburi trattenuti dal depuratore di Monza | 1.200 tonnellate |
Recuperate dai piazzali della Lombarda Petroli (origine dell’inquinamento) | 300 tonnellate |
Barriere sul Lambro (realizzate per l’emergenza) | 100 tonnellate |
Sbarramento Isola Serafini | 450 tonnellate |
Barriere in assorbimento sul Lambro e sul Po | 100 tonnellate |
Totale quantità recuperata | 2.150 tonnellate |
Totale materiale disperso | 450 tonnellate |
COSA È STATO FATTO
I corpi idrici interessati dallo sversamento degli inquinanti sono stati il fiume Lambro, dallo scarico del depuratore di Monza alla foce, il Fiume Po, dalla foce del Lambro al delta, il Delta del Po e le acque marino-costiere adriatiche nel tratto di influenza delle acque del Po.
A partire dal 23 Febbraio, e per tutta la durata dell’emergenza, queste acque sono state costantemente monitorate sia visivamente che attraverso il prelievo di campioni di acque, a diverse profondità e in aree differenti, dalle ARPA delle regioni coinvolte dal disastro (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto).
L’andamento spazio-temporale dell’inquinamento, rilevato con i monitoraggi effettuati dal 23 febbraio alla chiusura dell’emergenza (9 marzo) , rivela che il quantitativo di idrocarburi presenti nei corpi idrici e, di conseguenza, il relativo impatto sulla qualità delle acque e dei sedimenti e sulle specie animali e vegetali presenti, sono state particolarmente gravi sul fiume Lambro, di minor entità sul fiume Po e progressivamente in diminuzione fino al Mare Adriatico per via dell’effettuo della diluizione delle acque.
COSA SI STA FACENDO
Al termine dell’emergenza (9 marzo) le ARPA hanno continuato i controlli delle acque per determinare la concentrazione di idrocarburi totali dei fiumi Lambro e Po solo in superficie in quanto, già a partire dagli ultimi giorni di emergenza, non sono stati ritrovati contaminanti a profondità di 1 e 2 m. Fino al 12 marzo, inoltre, sono stati prelevati giornalmente dei campioni delle acque grezze destinate alla potabilizzazione. Per le acque sotterranee, ARPA Lombardia ha previsto poi di effettuare una campagna di monitoraggio della falda più superficiale in prossimità dei fiumi Lambro e Po per verificare l’eventuale presenza di contaminanti.
Sulla base dei monitoraggi fino ad ora effettuati le azioni ritenute prioritarie a breve termine (marzo-aprile 2010) sono:
rilevamento dello stato delle sponde del Lambro per accertare la presenza di idrocarburi;
rimozione immediata dei materiali eventualmente individuati;
predisposizione di un piano di controllo sulla qualità delle acque e sullo stato dei molluschi per evitare allarmismi in relazione al consumo di acqua per l’agricoltura, al commercio delle vongole e delle cozze e alla prossima stagione balneare;
coordinamento di attività di comunicazione per stabilire le modalità di rilascio delle informazioni ambientali.
COSA SI INTENDE FARE
Superata la fase di emergenza è stato deciso di avviare il monitoraggio di indagine per stabilire gli impatti di lungo periodo delle sostanze sversate che non sono state intercettate dalle azioni messe in atto nelle fasi precedenti. Le sostanze inquinanti rimaste, seppur ridotte, possono infatti produrre effetti negativi cronici sugli ecosistemi acquatici, a causa della loro tossicità, e condizioni di rischio per gli usi in atto delle acque. Il monitoraggio di indagine integrerà il monitoraggio operativo e di sorveglianza già in atto da parte delle Regioni attraverso le ARPA competenti. Il Piano interregionale di indagine post-emergenza fiume Po “sversamento nel fiume Lambro” si pone l’obiettivo di verificare la reale situazione di possibile contaminazione del sistema, in relazione anche alla distribuzione temporale e spaziale (ecosistema fluviale, lagunare e marino del bacino del Po) degli eventuali contaminanti nelle aree di studio. La proposta formulata prevede una serie di azioni da attuarsi nell’arco temporale di 24 mesi; di questi, 18 mesi sono rivolti alla realizzazione di attività periodiche di monitoraggio sull’acqua, nel sedimento, nei molluschi (bioaccumulo) e nei macroinvertebrati bentonici e alle valutazioni periodiche dei risultati. I restanti 6 mesi sono previsti per l’elaborazione di risultati, per eventuali accertamenti e per le azioni di chiusura del Piano.
| Leggi il rapporto sul disastro dell’AdBPo e dell’ISPRA |
I RISCHI AMBIENTALI
VIDEO – Le vongole del Delta
Gli sversamenti di oli combustibili (oil spills) costituiscono una grave minaccia per gli ambienti acquatici per i loro deleteri effetti (diretti o indiretti) su questi ecosistemi. In genere, quando si parla di sversamento di oli combustibili si pensa quasi esclusivamente ai potenziali effetti negativi negli oceani e nei mari, in quanto è proprio in questi ambienti che si verifica la maggior parte degli episodi. Tuttavia, incidenti o atti criminosi possono avvenire anche nell’entroterra, causando danni ingenti agli ecosistemi delle acque interne (laghi, fiumi e terre umide). E’ questo il caso verificatosi lo scorso 23 Febbraio con lo scarico, di origine dolosa, di una notevole quantità di petrolio e di oli combustibili nelle acque del fiume Lambro. Sicuramente si tratta di una delle più grosse catastrofi ambientali avvenute nel nostro paese a danno delle risorse idriche. Oltre agli effetti ecologici sul fiume Po, che rappresenta il più grande ecosistema delle acque interne in Italia, bisogna tener conto delle ripercussioni su diversi comparti economici e sociali in quanto le acque del fiume sono utilizzate a fini potabili, irrigui e per l’allevamento di molluschi.
Pensiamo sia importante segnalare alcuni aspetti, legati ai rischi per l’ambiente e per la salute umana, che meritano particolare attenzione:
nei giorni dello sversamento c’è stato un aumento di livello del Po che in alcuni tratti ha esondato, riversando le proprie acque nelle lanche e in altri ambienti di acqua stagnante, ecosistemi molto delicati e importanti per il mantenimento delle funzioni ecosistemiche del fiume;
nel tratto di fiume a monte dello sbarramento di Isola Serafini la presenza della barriera fa sì che ci sia una forte pressione laterale che determina il ricarico della falda da parte delle acque del fiume, questo fenomeno espone la falda a rischi di contaminazione da parte della frazione di oli combustibili che si siano eventualmente depositati sul fondo;
durante le fasi di magra, che solitamente si verificano nel periodo estivo, si può avere un aumento della concentrazione degli inquinanti che si siano eventualmente depositati sul fondo, questo fenomeno fa aumentare notevolmente i rischi di contaminazione delle acque per uso agricolo, che proprio nel periodo estivo vengono captate massicciamente.
COSA SONO GLI OLI COMBUSTIBILI E COME SI COMPORTANO
Per comprendere quali siano gli effetti sugli ecosistemi acquatici derivanti da oli combustibili bisogna considerare oltre le quantità sversate, anche le loro proprietà chimico-fisiche e le caratteristiche dei diversi ecosistemi acquatici contaminati. Con il termine generico di olio combustibile si considera un’ampia gamma di miscele di idrocarburi (petrolio greggio e suoi prodotti di raffinazione, grassi animali, vegetali e altri oli non petroliferi). Ciascun tipo di olio ha sue proprie caratteristiche fisiche e chimiche. Trattandosi di miscele, inoltre, ciascun costituente presenterà delle proprie peculiarità specifiche. Le proprietà fisico-chimiche degli oli determinano la distribuzione dal punto di vista dell’ampiezza delle chiazze, della degradabilità e ovviamente del rischio per l’uomo e per l’ambiente.
Alcune proprietà fisico-chimiche influenzano le capacità diffusive di un olio
Tensione superficiale
Influenza l’estensione delle chiazze oleose: una bassa tensione superficiale favorirà la diffusione delle macchie oleose anche in condizioni di assenza di vento e di correnti. In acque calde si avrà una maggiore espansione in quanto l’aumento di temperatura riduce la tensione superficiale.
Peso specifico
Molti oli sono più leggeri dell’acqua per cui tendono a galleggiare e a restare in superficie, alcune componenti però hanno un peso specifico maggiore dell’acqua quindi tendono a depositarsi sul fondo.
Viscosità (misura della resistenza di un liquido al flusso)
Maggior è la viscosità e maggiore sarà la tendenza dell’olio a restare in un punto.
Per effetto di queste caratteristiche si può concludere che:
GASOLIO (più leggero e meno viscoso): tende a diluirsi nell’acqua ed è più facilmente assorbito dagli organismi filtratori.
PETROLIO (più pesante e viscoso): ha un impatto visivo maggiore ma a livello di ecosistema fluviale può in linea di massima essere considerato meno dannoso.
VIDEO – Gasolio e petrolio
Emulsioni
Accanto alle proprietà intrinseche degli oli combustibili alcuni agenti naturali possono determinare il destino ambientale di queste sostanze. Ad esempio, l’azione delle onde e delle correnti turbolente può favorire la dispersione e la rottura delle chiazze di petrolio in goccioline che possono poi distribuirsi verticalmente nella colonna d’acqua. Questi fattori infatti facilitano la formazione di emulsioni. Ci sono due tipi di emulsioni: acqua in olio o olio in acqua. Le prime si formano in seguito a moti ondosi o correnti forti che permettono l’intrappolamento dell’acqua nell’olio viscoso. Queste possono restare nell’ambiente per mesi e anni. Le altre causano l’intrappolamento dell’olio e la scomparsa dalla superficie, dando l’illusione visiva che l’inquinamento e il pericolo per gli ecosistemi sia terminato.
Evaporazione e deposizione
La temperatura può favorire i fenomeni di evaporazione delle frazioni più volatili delle miscele oleose. Prodotti raffinati e leggeri, come kerosene o gasolio, contengono un’alta proporzione di componenti infiammabili noti come light ends (leggeri). Questi possono evaporare in poche ore, causando pochi danni al comparto acquatico. Le componenti più pesanti, al contrario, formano uno strato spesso e un residuo viscoso. Nel tempo possono poi raggiungere le rive attraverso le correnti o raggiungere i sedimenti attraverso fenomeni di deposizione.
Biodegradazione
Infine, un fenomeno altrettanto importante, più efficiente in acque calde, è la biodegradazione operata da microrganismi. Attraverso questo processo si può avere un abbattimento consistente della contaminazione. La presenza di emulsioni, tuttavia, può limitare l’intensità di questo fenomeno. Ovviamente, tutti questi processi variano enormemente nei sistemi acquatici. Negli ambienti delle acque interne rispetto alle acque marine l’impatto può essere più severo, in particolare quando il flusso idrico è basso; in queste condizioni l’olio tende a stazionare e a rimanere nell’ambiente per un periodo di tempo maggiore. Inoltre, nei fiumi, l’olio può più facilmente raggiungere le rive.
DANNI AGLI ECOSISTEMI
L’intensità e la severità dei danni ambientali dipende dalle caratteristiche degli ecosistemi acquatici. Gli effetti su differenti specie in una comunità acquatica possono essere di tipo acuto, a causa dell’ingestione o inalazione e contatto con sostanze tossiche. I vapori di olio possono, ad esempio, provocare danni al sistema nervoso centrale, al fegato e ai polmoni. Molti animali sono a rischio anche perchè l’ingestione di oli petroliferi può ridurre la loro capacità di mangiare o di digerire il cibo in seguito al danneggiamento delle cellule del tratto intestinale. Inoltre, poiché pesci ed altri animali contaminati presentano un cattivo sapore, i predatori possono rifiutare di mangiare restando affamati. Gli effetti di tipo cronico (spesso non letali) possono essere ancora più insidiosi di quelli acuti. Ad esempio, alcuni ricercatori hanno osservato problemi di tipo riproduttivo in uccelli esposti a questa tipologia di contaminanti. Inoltre, sono stati evidenziati effetti negativi sugli embrioni di alcune popolazioni aviarie. Infine, le comunità di specie che vivono lungo i litorali o sui sedimenti sono a rischio essendo esposti per un lungo periodo agli oli contaminanti che impregnano il loro habitat naturale.
Accanto ai fenomeni di tossicità, ci possono essere danni derivanti dal contatto fisico degli animali con le chiazze di olio presenti sul pelo libero dell’acqua. Ad esempio, le piume degli uccelli, a contatto con l’olio, perdono la loro funzionalità, in quanto le complesse strutture del piumaggio, che consentono il galleggiamento o il volo, risultano fortemente danneggiate. L’olio, inoltre, può essere trasferito dalle piume alle uova durante la cova. L’olio può soffocare gli embrioni impedendo gli scambi gassosi con l’esterno. Spesso il comportamento degli animali può ridurre gli effetti della contaminazione. Gli animali o piante acquatiche che vivono più vicino alla sponda rischiano più facilmente la contaminazione dall’olio che tende ad accumularsi nei pressi della riva. Viceversa, i pesci hanno la capacità di nuotare lontano dallo sversamento andando in profondità nell’acqua o allontanandosi dalle chiazze oleose. Nel caso dello sversamento del fiume Lambro, tuttavia, bisogna considerare che lo sversamento è avvenuto agli inizi della primavera, periodo in cui è maggiore l’attività riproduttiva. Inquinamenti di questo genere impattano enormemente sugli stadi giovanili degli organismi, sulle uova, sulle larve di pesci, molluschi e crostacei. gli stadi giovanili di molti organismi hanno una mobilità ridotta
Gli esempi qui sopra brevemente riportati sono riferiti ad alcune specie presenti negli ecosistemi acquatici o ad essi collegate attraverso la rete trofica. In realtà, gli ambienti acquatici sono costituiti da una serie di complesse interrelazioni tra piante, animali e il loro ambiente fisico (habitat); danneggiare l’ambiente fisico spesso significa danneggiare l’intera comunità.
Nel riquadro sono riportati alcuni esempi di come il danno fisico sugli habitat si possa ripercuotere sulle comunità in essi presenti:
Laghi, stagni e ambienti fluviali:
sono gli habitat ideali per una enorme varietà di uccelli, mammiferi e pesci. Gli habitat fluviali possono essere meno severamente impattati dagli sversamenti rispetto ad acque ferme a causa del movimento dell’acqua. Tuttavia, gli sversamenti possono danneggiare piante, muschi che crescono in questi ambienti. Quando i fiumi sono usati come risorse idriche, rappresentano un pericolo per la salute umana.
Paludi di acqua salata:
presenti nelle acque riparate nelle aree fredde o temperate, ospitano una varietà di piante, uccelli e mammiferi. La vegetazione, specialmente i sistemi radicali sono facilmente danneggiati dagli oli leggeri.
Ambienti tidalici:
zone di bassa marea sono ricche di piante, animali e comunità di uccelli. L’olio depositato può infiltrarsi nel fondo fangoso e creare dei potenziali danni sull’ecologia dell’area.
Spiagge:
l’olio percola nella sabbia e ghiaia; tuttavia, solo pochi organismi sono stanziali in questi habitat. Pertanto, il rischio per la vita animale e la catena trofica è minore rispetto ad altri habitat, soprattutto se l’uomo interviene rapidamente con tecniche di disinquinamento (cleanup).











