Indicatori
Il problema degli indicatori di integrità ambientale e di sostenibilità si colloca all’interfaccia tra la ricerca ambientale e il campo della definizione di strategie per la conservazione e la gestione responsabile delle risorse naturali. Si colloca dunque in un’area di frontiera decisiva per verificare da un lato la capacità della ricerca di fornire strumenti attendibili per la valutazione dello stato e dei cambiamenti in atto nei sistemi ambientali, dall’altro l’impegno dei decisori a favorire percorsi di partecipazione che consentano di giungere a decisioni ancorate alle conoscenze più aggiornate offerte dalla ricerca e dalle attività di monitoraggio. Prioritaria è comunque l’idea, in particolare nel caso dei fiumi, di assumere come ambito di riferimento il sistema integrato di relazioni tra i processi fisici e biologici dell’ambiente di studio e le dinamiche socio-economiche che ne condizionano lo stato ecologico e la prevedibile evoluzione.
In Italia il metodo più diffuso per la valutazione della qualità delle acque, ma anche per una caratterizzazione preliminare di naturalità e funzionalità degli ambienti fluviali, è certamente l’Indice Biotico Esteso (IBE), che si basa sull’analisi di comunità di macroinvertebrati (macrozoobentos), costituite da specie con insediamento tendenzialmente stabile sul fondo, cicli di vita relativamente lunghi e differenti livelli di sensibilità ai cambiamenti ambientali; l’indice è pertanto adatto a rilevare gli effetti nel tempo dei vari fattori di stress che colpiscono gli ambienti fluviali. Nel Decreto Legislativo 152/99 sulla tutela delle acque dall’inquinamento, l’IBE è incluso tra i parametri utilizzati nella classificazione dello stato ecologico: ai fini di questa valutazione, è stimato contestualmente il Livello di Inquinamento da Macrodescrittori (LIM), che danno informazioni soprattutto sull’entità del carico organico. La classificazione dello Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua (SECA) viene effettuata incrociando il dato risultante dai macrodescrittori con la valutazione fornita dall’IBE. Per l’attribuzione di stato di qualità ambientale sono richiesti anche dati relativi alla presenza di inquinanti chimici inorganici e organici rilevati su diverse matrici (acqua, sedimenti, biocenosi).
Un’attenta riflessione sugli elementi di criticità emersi dell’applicazione dell’IBE diffusa a diverse tipologie fluviali da un lato ha incoraggiato il ricorso ad altre famiglie di indici e indicatori (geomorfologici, chimici, biochimici, genetici, ecotossicologici…), dall’altro ha generato un più intenso sforzo di analisi ecosistemica. Un’esperienza interessante che si è sviluppata in quest’ultima direzione è rappresentata dall’Indice di Funzionalità Fluviale (IFF). L’obiettivo principale di questo indice consiste nella valutazione complessiva dell’ambiente fluviale (asta fluviale e zone riparie), attraverso il rilevamento di parametri idrogeomorfologici e biologici assunti come descrittori di funzionalità. L’IFF prevede la compilazione in loco di una scheda di rilevamento che permette di raccogliere informazioni relative alle più rilevanti caratteristiche strutturali ed ecologiche dei corsi d’acqua e delle relative fasce riparie: la copertura vegetale delle rive e nel territorio circostante, l’ampiezza dell’alveo bagnato, la struttura fisica e morfologica delle rive e dell’alveo, le caratteristiche biologiche valutate attraverso l’analisi delle comunità macrobentoniche e macrofitiche e della “conformazione del detrito”. L’indice presenta vantaggi importanti per campagne estese di monitoraggio, per la semplicità e rapidità della procedura di rilevamento. Sono tuttavia alti i margini di soggettività ed eccessivamente sbrigative certe assunzioni sul valore di indicatore funzionale attribuito ad alcuni parametri, ad esempio quelli associati al detrito e ai processi di decomposizione.
Il Decreto Legislativo 152/99, pur con i successivi aggiornamenti, appare decisamente inadeguato rispetto alle finalità di tutela delle risorse idriche e dei sistemi acquatici, anche sotto il profilo degli indicatori proposti per il monitoraggio di stato ecologico dei corpi idrici, dei corsi d’acqua in particolare. Un cambiamento radicale di visione generale e di approccio specifico al tema degli indicatori è stato introdotto dalla direttiva comunitaria 2000/60 (Direttiva Quadro per le Acque), in cui si considera prioritario l’obiettivo di tutelare l’integrità degli interi ecosistemi acquatici, assumendo che il prelievo e il consumo di risorsa idrica è soltanto uno dei possibili servizi resi disponibili da questi ecosistemi. La direttiva, dopo aver enunciato il principio che “l’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri”, ma un bene comune, un patrimonio che come tale deve essere tutelato e protetto, stabilisce l’obiettivo del “buono stato ecologico” da raggiungere per tutti i corpi idrici dell’Europa entro il 2015, attraverso azioni mirate alla prevenzione dell’inquinamento e al ripristino della qualità e della quantità sia delle acque superficiali che delle acque profonde. Richiede, pertanto, un impegno forte per l’impiego di nuove batterie di indicatori di qualità ambientale, costruite sulle conoscenze di altre componenti delle biocenosi fluviali, dal fitoplancton alle macrofite all’ittiofauna, su analisi chimiche ed ecotossicologiche estese ad un più ampio spettro di contaminanti tossici, sull’affinamento delle metodologie di rilevamento di parametri idraulici e geomorfologici di interesse gestionale.
Significative appaiono, come risposta alle sollecitazioni della direttiva comunitaria, alcune esperienze recenti di applicazione di indicatori di assetto ecologico di importanti ecosistemi fluviali del bacino padano.

