La direttiva quadro delle acque

Indicazioni prioritarie
La Direttiva Quadro sulle Acque (Water Framework Directive, WFD) 2000/60/CE ambisce a proporre un quadro normativo di riferimento efficace e coerente per i paesi aderenti all’Unione Europea. Stabilisce i principi di base di una politica sostenibile in materia di tutela delle acque e fornisce alcune indicazioni di indirizzo generale.
L’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto e conservato.
Le risorse idriche subiscono pressioni sempre maggiori a causa di un continuo aumento della domanda: è necessario intervenire per tutelare quantità e qualità di queste risorse.
La politica ambientale dell’Unione Europea persegue obiettivi di salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente e di utilizzazione razionale delle risorse naturali fondata sui principi di precauzione e di azione preventiva, sul principio della correzione, anzitutto alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio “chi inquina paga”.
È necessario partire dalle conoscenze scientifiche e tecniche sulle condizioni ambientali nelle diverse regioni; le soluzioni specifiche da adottare per garantire la protezione ed un utilizzo sostenibile delle acque devono tener conto delle diverse condizioni e delle esigenze peculiari delle diverse realtà regionali.
La protezione e la gestione sostenibile delle acque devono integrarsi con le politiche comunitarie nei settori dell’ energia, dei trasporti, dell’agricoltura, della pesca, del turismo, ecc.
Quanto alla prevenzione e alla riduzione dell’inquinamento, è da seguire un approccio combinato che riduca l’inquinamento alla fonte, con riferimento a valori limite fissati per le emissioni e a norme per la valutazione della qualità ambientale.
Decisiva è la partecipazione pubblica al processo di elaborazione e aggiornamento dei piani di gestione della risorsa idrica.

Finalità
Il quadro normativo è rivolto alla tutela e al ripristino dell’integrità degli ecosistemi e della qualità delle acque del comparto continentale, degli ambienti di transizione e degli ambienti marini costieri. La Direttiva è finalizzata a: proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici; agevolare un utilizzo idrico sostenibile fondato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili; adottare misure per la graduale riduzione e l’eliminazione di scarichi inquinanti nelle acque superficiali e per la conservazione e il ripristino di una buona qualità ecologica delle acque sotterranee; realizzare interventi per la mitigazione e l’adattamento in relazione agli effetti prevedibilmente associati ai cambiamenti climatici.

Azioni
Si segnalano alcune delle azioni più significative previste dalla Direttiva.

Bacini e distretti idrografici. La WFD prevede che gli Stati membri individuino i bacini idrografici presenti nel loro territorio e li assegnino a singoli distretti idrografici, accorpando eventualmente bacini di dimensioni ridotte in un unico distretto. Gli Stati membri si impegnano inoltre ad adottare adeguate disposizioni amministrative, compresa l'individuazione dell'autorità competente, per l'applicazione delle norme previste dalla Direttiva per ciascun distretto idrografico. Per ciascun distretto interamente compreso nel suo territorio, ogni Stato membro provvede a predisporre un Piano di gestione.

Misure per il ripristino di qualità delle acque. Gli Stati membri devono adottare misure atte ad impedire il deterioramento dello stato dei corpi idrici al fine di conseguire un buono stato delle acque superficiali e sotterranee entro 15 anni dall'entrata in vigore della Direttiva.

Politica dei costi per i servizi idrici. Gli Stati membri si impegnano ad applicare il principio del recupero dei costi dei servizi idrici, compresi i costi ambientali, e il principio “chi inquina paga”. A tal fine gli Stati membri devono provvedere entro il 2010 ad attuare politiche dei prezzi dell’acqua che incentivino gli utenti ad usare le risorse idriche in modo efficiente, contribuendo in tal modo agli obiettivi di risanamento ambientale della Direttiva.

Provvedimenti per la riduzione dell'inquinamento. La Direttiva impone agli Stati membri di redigere e realizzare un programma di misure di “base" (attuative della normativa comunitaria e finalizzate anche al recupero dei costi del servizio idrico) e di misure integrative “supplementari”, che tenga conto delle caratteristiche ambientali del distretto idrografico, dell'impatto delle attività umane sullo stato delle acque superficiali e sotterranee e dell'analisi economica dell'utilizzo idrico.

Informazione del pubblico. La Direttiva attribuisce grande rilievo all'informazione e alla consultazione pubblica e indica la necessità, da parte degli Stati membri, di promuovere la partecipazione attiva di tutte le parti interessate all’elaborazione, al riesame e all’aggiornamento dei piani di gestione dei distretti idrografici.

Recepimento della Direttiva e nodi critici del sistema normativo italiano
Sulle difficoltà dell’adozione e dell’applicazione della direttiva europea nella realtà italiana, esaminate in rapporto alle più rilevanti questioni di profilo giuridico e amministrativo, si riportano di seguito alcuni passaggi particolarmente efficaci del documento steso dal Comitato Scientifico in preparazione del IV Congresso Nazionale del Po che si è tenuto a Piacenza nel novembre 2007.
“ La Direttiva oggi è nota a tutti e a tutti è noto il fatto che l’Italia poco ha contribuito a determinarne i contenuti, così come tutti sanno dei ritardi nell’adozione e delle inadempienze nell’attuazione. Ci si deve porre la domanda se siamo pronti, oltre che ad adottarla, ad attuarla in modo appropriato. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, difficoltà saranno create da alcune inadeguatezze della Direttiva stessa, che una efficace partecipazione al processo di approvazione avrebbe potuto correggere, e da note insufficienze del nostro sistema di gestione tecnico-amministrativa, i cui effetti saranno anche più evidenti in ragione delle più elevate esigenze della Direttiva.”
“…La risposta sugli aspetti istituzionali andava ritrovata prevalentemente all’interno della legge 183, che integra la difesa dell’assetto idrogeologico, delle acque e della loro qualità a livello di bacino attraverso la forma della cooperazione tecnica e istituzionale nelle Autorità di bacino. Il corrispettivo delle richieste della Direttiva sul governo sostenibile delle acque poteva essere sicuramente ritrovato nella legge 36/94 e nel successivo D. Lgs. 152/99, che in larga misura ha anticipato le prescrizioni della Direttiva… Un’analisi attenta e competente degli obblighi derivanti dalla Direttiva avrebbe costituito una eccellente opportunità per rimediare… all’insufficiente coordinamento tra leggi diverse che riguardano la medesima materia. Va però detto chiaramente che l’assetto istituzionale e tecnico previsto dalla legge 183 si sarebbe prestato, con miglioramenti, ad essere utilizzato per gli adempimenti previsti dalla Direttiva relativamente all’individuazione dei bacini idrografici componenti il Distretto, l’individuazione dell’autorità competente, la formulazione del piano di gestione… Il quadro istituzionale esistente si prestava bene, con modeste integrazioni, ad assolvere anche ai compiti di informazione del cittadino e di partecipazione attiva di tutte le parti interessate ai processi decisionali…”
Ma con il decreto delegato 152/2006 sono state aggiunte ulteriori criticità al quadro esistente. Il documento per il Congresso Nazionale per il Po segnala i punti critici più evidenti per le parti che riguardano il governo delle acque.
“Il sistema di gestione proposto per la difesa del suolo, la tutela delle acque e i servizi idrici è di tipo spiccatamente centralistico, incapace di coordinare sinergicamente competenze, ruoli responsabilità e poteri decisionali delle istituzioni interessate, nonché di armonizzare criteri, contenuti, modalità di approvazione, di applicazione e di aggiornamento dei diversi strumenti di pianificazione. Viene alterata l’architettura attuale delle Autorità di bacino… L’Autorità di bacino diventa praticamente una dipendenza del Ministero dell’Ambiente e in tal modo viene scardinato lo strumento cui nell’assetto esistente è affidato il compito di garantire il coordinamento tra le concorrenti competenze in materia territoriale…Sono largamente disattesi gli obiettivi della Direttiva Quadro sulle Acque… Sono ignorati i principi di partecipazione attiva al processo di pianificazione e di informazione espressamente richiesti dalla Direttiva… Non vengono introdotti quegli elementi di riordino delle concessioni, necessari per rendere regole e procedure più consone al processo di pianificazione…”
Un gruppo di esperti è attualmente impegnato nella stesura di uno schema di decreto correttivo mirato a dar vita ad un quadro normativo che recuperi pienamente le disposizioni della legge 183/89 e del D.Lgs. 152/99, che sono state sostanzialmente abrogate dal D.Lgs 152/06, e recepisca compiutamente la Direttiva comunitaria 2000/60.