Opera di sbarramento di un corso d’acqua che permette la formazione di un lago o serbatoio artificiale. Scopo di queste strutture è controllare nel tempo il deflusso naturale dell'acqua, per utilizzarla a fini energetici e di approvvigionamento idrico per usi civili o irrigui, in periodi in cui la disponibilità naturale della risorsa idrica è inferiore alla domanda. Se si considerano le dimensioni della struttura, le dighe sono alcune fra le più imponenti opere dell'ingegneria civile. Lo spessore, in particolare, è funzione della statica dell’opera che contrappone il proprio peso alla spinta dell’acqua accumulata a monte. In generale le dighe possono essere costruite in materiale sciolto o in calcestruzzo, in funzione delle caratteristiche dei terreni di fondazione. Le prime tipologie sono quelle che comportano gli spessori maggiori mentre le dighe in calcestruzzo presentano, a parità di altezza, minori spessori che possono essere ulteriormente ridotti ricorrendo alla costruzione di dighe ad arco. La forma di questa particolare struttura consente di scaricare la spinta dell’acqua sui fianchi della valle. Accanto agli aspetti ingegneristici, vanno considerati con attenzione gli impatti ambientali di queste opere, che possono determinare profonde alterazioni dei caratteri idrologici e degli equilibri geomorfologici del canale fluviale e, a più vasta scala, perdita di qualità ambientale e integrità del paesaggio.
sorgente
Luogo in cui l’acqua scaturisce naturalmente dal sottosuolo. Le sorgenti si suddividono in perenni e temporanee. Sono da preferire, ai fini dell’approvvigionamento idrico, le sorgenti perenni in quanto offrono una risorsa qualitativamente e quantitativamente migliore. Infatti le sorgenti la cui portata è indipendente dalle precipitazioni, forniscono acqua che ha compiuto un lungo percorso nel sottosuolo ed ha avuto quindi a disposizione un tempo sufficiente per autodepurarsi. Si raccomanda, ovviamente, un uso parsimonioso ed oculato di questa risorsa idrica così preziosa.
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Voci correlate
E’ la suddivisione di un territorio in diverse zone, finalizzata all’applicazione di forme di gestione adatte alle specificità di ordine geomorfologico ed ecologico così come di profilo socio-economico di ogni area. Vi si fa spesso ricorso nella pianificazione urbanistica. La zonizzazione costituisce un riferimento essenziale per una gestione sostenibile dei parchi: la separazione di aree di diverso pregio ambientale consente di articolare i piani gestionali in modo da garantire la tutela degli elementi di più rilevante interesse conservazionistico e, nel contempo, la predisposizione di infrastrutture di fruizione e la valorizzazione di attività antropiche compatibili. Un altro esempio di zonizzazione è quello adottato dal Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico del bacino del Po. (v. Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico del bacino del Po, Parchi e aree protette.
Da un punto di vista idrogeologico il drenaggio è una proprietà dei terreni e dei substrati rocciosi che consiste nella capacità di far defluire l'acqua contenuta al loro interno. Maggiore è il grado di permeabilità di un substrato, migliore sarà il suo potere drenante. Il drenaggio di un terreno può essere migliorato attraverso la realizzazione di sistemi drenanti artificiali costituiti da canali, tubi o pozzi per lo scolo delle acque.
Corso d’acqua a carattere permanente con portate variabili. Un fiume può nascere da una sorgente, da un ghiacciaio o da un lago; per effetto della forza di gravità scorre verso valle, riceve lungo il suo tragitto le acque degli affluenti e va a sfociare in un lago, in un altro fiume o direttamente in mare. Accanto a questa definizione, di taglio idromorfologico stretto, riferitaall’asta del fiume, se ne può proporre una centrata sul concetto di sistema fluviale: questo include le relazioni spaziali e funzionali che connettono il corso d’acqua, sia trasversalmente che longitudinalmente, al suo bacino afferente, in particolare alla zona riparia.
Piena catastrofica di un corso d’acqua, che fuoriesce dall’alveo (per superamento o rottura degli argini), causando danni a cose e persone.
Porzione di territorio che è normalmente occupata da un corso d’acqua in fase di magra, di piena ordinaria e di piena eccezionale. Il letto fluviale o alveo può essere rimodellato durante le piene che determinano un rimaneggiamento delle sponde e delle isole fluviali ed una movimentazione di notevoli quantità di sedimenti. (v. Alveo)
Organismi che possono vivere e crescere soltanto in presenza di ossigeno.
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È costituito dall’insieme dei servizi, sostenuti dalla presenza e dalle attività degli organismi viventi, che gli ecosistemi naturali sono in grado di fornire: la regolazione del clima, la stabilizzazione del ciclo dell’acqua e la mitigazione di eventi distruttivi estremi come siccità perduranti o tempeste o inondazioni rovinose, il riciclo dei nutrienti e la depurazione delle acque, la conservazione e la rigenerazione dei suoli, il controllo dei parassiti e di altri vettori di malattie dell’uomo, l’utilizzo di piante ed animali per la produzione di nuovi farmaci, il prelievo di materiali di interesse primario come fonte di cibo per le popolazioni umane… Le società umane non potrebbero esistere senza la continuità di erogazione dei servizi resi dalla natura. La conservazione di questo patrimonio di risorse preziose, reso disponibile dalle funzioni svolte dagli ecosistemi, è la condizione per garantire un futuro possibile per gli uomini e le donne che abiteranno il pianeta dopo di noi. (v. Economia ecologica) |
Sono piante di taglia consistente, comunque visibili ad occhio nudo, che costituiscono una quota rilevante della produzione primaria in corpi d’acqua poco profondi: stagni, lanche, lagune costiere, zone litorali dei laghi, corsi d’acqua e relative zone riparie temporaneamente o permanentemente sommerse. Sono rappresentate sia da macroalghe (ad esempio, del genere Chara in acque dolci, dei generi Ulva, Gracilaria, Cladophora, Chaetomorpha in acque salmastre) che da piante superiori. Queste ultime sono schematicamente classificate come sommerse radicate natanti (es., Ceratophyllum), flottanti radicate (es., Potamogeton, Nuphar), flottanti non radicate (es., Lemna, Trapa). Le macrofite sono oggetto di pascolo da parte di numerose specie di erbivori, ma contribuiscono soprattutto a formare la base di materiali organici in decomposizione su cui si innescano le catene alimentari del detrito. Fondamentale è il ruolo delle macrofite acquatiche o idrofile della vegetazione riparia lungo il corso dei fiumi: esse fanno da filtro tra corso d’acqua e ambiente terrestre, trattenendo il carico solido portato dalle acque di ruscellamento superficiale e intercettando il carico di nutrienti assimilabili, altrimenti destinati ad essere immessi nel canale fluviale con effetti indesiderabili di eutrofizzazione delle acque. (v. Catena alimentare, v. Eutrofizzazione, v. Lagune deltizie, v. Produzione primaria, v. Vegetazione riparia)
Alveo. Letto (naturale o artificiale) di un corso d’acqua. Gli alvei fluviali possono presentare forme e caratteristiche molto diverse che dipendono in sostanza dalla pendenza, dalle proprietà delle rocce e dei sedimenti che fanno da substrato, dal regime delle portate del corso d'acqua e dalle tipologie e quantità di sedimenti che esso trasporta. Procedendo dalla sorgente verso la foce, nella conformazione dell'alveo si osservano cambiamenti tali per cui è possibile individuare "forme fluviali" caratteristiche.


