Minacce
La sensibile riduzione di biodiversità nei fiumi del bacino padano è dovuta essenzialmente all’eccessivo prelievo di acqua per usi civili e industriali, ma soprattutto agricoli, e all’eccessivo carico esterno di materiali organici e di sostanze tossiche che portano alla scomparsa delle specie più sensibili. Grave è anche l’impatto causato dagli interventi di ingegneria finalizzati alla regolazione dei flussi idrici (difese spondali, rettificazione delle aste fluviali, bacinizzazioni, ecc.). La realizzazione di queste opere causa la scomparsa di habitat pregiati come le lanche e i micro-habitat dell’alveo (interstizi tra i ciottoli, macchie di vegetazione acquatica, ecc.), che sono da considerare veri e propri serbatoi di biodiversità. In particolare la costruzione di sbarramenti determina nel tratto a valle un’alterazione della portata e delle normali variazioni stagionali di piene e di magre. Un ulteriore fattore di minaccia è l’invasione di specie esotiche (esempi notissimi sono il gambero rosso americano e il pesce siluro), spesso dovuta ad un’errata gestione delle risorse ittiche per fini ricreativi da parte di privati e di amministrazioni pubbliche. L’obiettivo della conservazione della biodiversità è dunque limitare quei fattori che causano la graduale perdita di questa risorsa essenziale per l’integrità e la salute degli ecosistemi fluviali, attraverso interventi di riqualificazione e rinaturalizzazione. A tal fine sono importanti scelte gestionali centrate sulla salvaguardia e la ricostruzione della vegetazione riparia e sul ripristino di fasce laterali di mobilità funzionale dei corsi d’acqua.

