Perchè i fiumi stanno così male?
Le cause sono molte e i problemi non facili da risolvere. Il nostro atteggiamento però fa la differenza. Se non ci facciamo carico di dare già da ora qualche risposta, il malessere dei fiumi non potrà che aggravarsi nel tempo. Cominciamo a ragionarci su…
| Problemi derivanti dalla limitata disponibilità di acqua Per lunghi periodi i fiumi di pianura rimangono quasi asciutti e non possono di conseguenza diluire e depurare gli scarichi che ricevono. In queste condizioni la qualità delle acque fluviali tende a peggiorare. Il volume d’acqua dei fiumi non può però aumentare, complici anche le bizzarrie meteorologiche stagionali sempre più soggette agli effetti del cambiamento climatico globale. Inoltre l’agricoltura e gli insediamenti industriali richiedono sempre più acqua e il consumo domestico è fortissimo. Siamo aumentati di numero e utilizziamo più docce, più lavatrici, più… più… più… E molti si chiedono perché mai dovremmo preoccuparci di limitare il consumo di acqua, se questa continua a venir giù dai rubinetti. |
| Problemi derivanti dalla scarsa conoscenza del valore dei fiumi: la sicurezza idraulica In pianura i fiumi hanno bisogno di grandi spazi per contenere i consistenti volumi d’acqua che raccolgono lungo il loro corso. Ma queste aree, proprio in pianura, sono diventate preziose per altre ragioni. Da tempo i terreni affacciati sui corsi d’acqua sono stati ceduti a costi irrisori ed occupati per usi agricoli ma anche abitativi. Il risultato è che l’alveo si è assottigliato e la corrente d’acqua se scorre impetuosa non può che aggredire le rive, erodendole e provocando smottamenti. Di fronte agli effetti devastanti delle alluvioni la reazione di molti è ancora quella di pensare che è tutta colpa della natura che non si adatta ai nostri bisogni. |
| Problemi derivanti dalle difficoltà gestionali: implicazioni di enti e competenze Sono molti gli enti che si occupano degli ambienti fluviali. Numerosi sono i funzionari coinvolti, quanto mai varie le professionalità tecniche. Ognuno fa la sua parte, o almeno dovrebbe farla. Ci si trova di fronte ad un labirinto di ruoli e di attori in molti casi intercambiabili e a procedure alimentate spesso da provvedimenti occasionali nati per rimediare alle emergenze. Risultato: nel labirinto è più facile perdersi che trovare un’uscita. L’incertezza del sistema alimenta la caduta delle responsabilità: “la colpa è sempre di qualcun’altro”. La tentazione è di tirarsi indietro… |
| Problemi derivanti dai nostri comportamenti Molte delle persone che abitano in territori sottoposti al rischio di alluvioni pensano che i problemi della sicurezza e della buona gestione non le riguardano direttamente. Se poi un evento alluvionale crea dei danni, allora scatta la mobilitazione e la protesta. Si drammatizzano le notizie sui giornali, si accusano i “verdi” che si oppongono al rialzo degli argini, si richiedono fondi per le emergenze, si plaude alla parte politica che li stanzia… Poi, in estate, chi si ricorda più del fiume che incute paura? Si può passare la bella stagione a progettare insediamenti turistici in golena. |
Bilancio idrico e uso sostenibile della risorsa acqua
Il controllo del bilancio idrico assume un ruolo centrale nella gestione della risorsa idrica. La definizione e l’aggiornamento periodico del bilancio idrico a scala di bacino compete all’Autorità di bacino. Con decreto del Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio del 28 luglio 2004 sono state emanate le “Linee guida per la predisposizione del bilancio idrico di bacino comprensive dei criteri per il censimento delle utilizzazioni in atto e per la definizione del minimo deflusso vitale”. Le linee guida definiscono le relazioni tra disponibilità e fabbisogni, con attenzione alla conservazione delle funzioni ecosistemiche; non considerano tuttavia l’entità, le priorità, le proporzioni relative ai diversi usi e la programmazione futura dei fabbisogni idrici. Questi ultimi appaiono di stretta competenza regionale essendo connessi alle politiche agricole, energetiche, insediative e industriali che le singole regioni includono nella pianificazione di settore e in azioni specifiche di programmazione. Allo stato attuale le misure di risparmio idrico appaiono di difficile attuazione, in assenza di verifica della compatibilità delle diverse “idroesigenze” già nella fase di formulazione del bilancio.
Principio di sostenibilità
E’ stato autorevolmente enunciato alla conferenza di Rio de Janeiro del 1992. La conservazione delle risorse naturali e delle connesse funzioni ecologiche è considerata, sia a scala globale che a livello locale, la condizione essenziale per uno sviluppo economico sufficiente a garantire condizioni di vita dignitosa alle comunità umane. La prospettiva di uno sviluppo sostenibile non è peraltro immaginabile fuori da un contesto sociale che garantisca l’espansione dei diritti di cittadinanza e le pratiche di partecipazione democratica alle scelte che riguardano pianificazione e gestione del territorio. Al principio di sostenibilità si ispirano le ultime direttive europee in materia di ambiente e di protezione delle risorse naturali. Nell’orizzonte concettuale ed etico dello sviluppo sostenibile si colloca anche l’ambizioso obiettivo di una ricostruzione ecologica dei sistemi fluviali e dei relativi bacini idrografici.

