Vegetazione riparia

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veg_riparia1.jpgIl bosco ripariale è costituito da specie igrofile (che “amano l’umidità”), caratteristiche degli ambienti circostanti  ai corsi d’acqua. Le diverse associazioni di specie si distribuiscono in fasce parallele al torrente o al fiume, a partire dall’alveo fino alla zona più distante dal greto; la posizione rispetto all’acqua dipende dalle caratteristiche ecologiche delle specie.
La prima fascia (quella più vicina al corso d’acqua) è caratterizzata dalla presenza di specie arbustive con fusti flessibili, in grado di resistere alla forza delle piene e di sopravvivere anche a prolungati periodi di sommersione: dominano questo settore diversi salici, come il salice rosso Salix purpurea, il salice da ceste Salix triandra e il salice ripaiolo Salix elaeagnos.
Le piante arboree vivono in posizione più arretrata, su terrazzi posti a una quota leggermente più alta rispetto al greto, che vengono invasi dalle acque soltanto durante le piene. In questo settore si trovano ancora salici, come il salice bianco Salix alba, insieme al pioppo bianco Populus alba, al pioppo nero Populus nigra, e a numerose altre specie legnose, tra le quali l’olmo campestre Ulmus minor, l’acero campestre Acer campestre, l’ontano nero Alnus glutinosa e il nocciolo Corylus avellana. Molto ampia è anche la componente arbustiva, che costituisce un fitto sottobosco di biancospino (Crataegus monogyna), frangola (Frangula alnus), corniolo (Cornus mas), lantana (Viburnum lantana), prugnolo (Prunus spinosa), ligustro (Ligustrum volgare), sanguinello (Cornus sanguinea), fusaggine (Euonymus europaeus) e diverse specie di rovi (genere Rubus).
Dai Salico-pioppeti e dagli alneti si passa, man mano che ci si allontana dal corso d’acqua, a boschi più complessi tipici delle grandi pianure alluvionali, dominati dalla presenza di farnia (Quercus robur), frassino (Fraxinus angustifolia) e carpino (Carpinus betulus), di cui oggi restano solo poche  tracce nella pianura padana.

 

veg_riparia2.jpgFUNZIONI – PERCHE’ E’ IMPORTANTE
Il bosco ripariale è caratterizzato da una grande varietà di habitat e da un’elevata ricchezza di specie sia vegetali che animali, svolge funzioni di grande rilievo sotto il profilo ecologico nel regolare gli scambi di materia ed energia tra fiume e zone riparie (scambi laterali) e fra diversi tratti del corso d’acqua (scambi longitudinali). Le fasce di vegetazione riparia riforniscono l’alveo di materiali organici (foglie e detriti legnosi, ecc.) che entrano nella dieta dei macroinvertebrati, attraverso l’ombreggiamento, determinano la riduzione dell’attività fotosintetica delle specie acquatiche di produttori e il contenimento delle escursioni termiche giornaliere; forniscono habitat pregiati per l’insediamento di specie di vertebrati (ma anche di invertebrati) di interesse conservazionistico e zone di rifugio dai predatori per numerose specie di animali.
Si pensi inoltre all’importante funzione delle piante morte, che costituiscono microhabitat per numerose specie di consumatori e decompositori,  a loro volta indispensabili per il riciclo dei nutrienti, essenziali per la fertilità del suolo. I boschi ripariali inoltre assumono un ruolo fondamentale nell’autodepurazione dei corsi d’acqua, costituiscono un fattore importante di stabilizzazione delle sponde e di riduzione degli effetti delle piene sul territorio e ancora possono costituire corridoi ecologici ininterrotti lungo tutto il corso del fiume e rappresentare elementi determinanti di qualità e integrità del paesaggio.

 

minacce.jpgMINACCE
Gli imponenti tagli delle specie arboree che sono stati effettuati negli ultimi secoli hanno determinato alterazioni pesanti nella struttura del bosco ripariale, un esempio emblematico è dato dalla grande  diffusione di specie invasive come l’amorfa (Amorpha fruticosa) e la robinia (Robinia pseudoacacia), due specie di leguminose di origine nordamericana, che preferiscono suoli disturbati e ricchi di nutrienti.

 

 

veg_riparia3.jpgGESTIONE E CONSERVAZIONE
La riqualificazione dei sistemi fluviali passa per la “rinaturalizzazione” della vegetazione riparia, secondo una strategia che punti a ricostruire processi ecosistemici fondamentali, per ridurre il rischio idraulico e per avviare pratiche gestionali che possono produrre ricadute significative anche a livello socio – economico.
Questa prospettiva sembra di forte interesse per il Po: l’abbassamento dell’alveo che si è verificato negli ultimi decenni (particolarmente pronunciato nel medio corso del fiume), dovuto alle intense estrazioni di sabbia dall’alveo e ad altri pesanti interventi di carattere idraulico, è andato di pari passo con l’innalzamento della piana golenale; si è determinata, così nel tempo, una separazione del fiume dalle fasce di vegetazione riparia della sua golena. Un progetto di ricostruzione ecologica del sistema fluviale padano dovrà quindi concentrarsi sull’obiettivo di una riconnessione del fiume al suo bosco ripario e alle funzioni di riqualificazione naturale che questo è in grado di svolgere.