In uno studio condotto nel 2006 dall’Autorità di bacino è stato stimato che gli abitanti domiciliati nel bacino idrografico del Po sono circa 16 milioni. Sempre dalla stessa fonte si ricava la densità della popolazione pari a 225 abitanti per Km2. Se si confronta quest’ultimo dato con la media nazionale, 188 abitanti per Km2, risulta evidente l’elevato grado di urbanizzazione della Pianura Padana.
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Quanti siamo nel bacino del Po?
Pianura bestiale
Le stime dell’Autorità di bacino del Po relative al numero di capi di bestiame allevati nel territorio padano mostrano un quadro sorprendente. I comparti meno numerosi sono quello equino, con 50.000 esemplari, e quello ovi-caprino, che non supera i 300.000. Le stime aumentano se riferite ad animali di maggior interesse economico: sono presenti circa 3 milioni di bovini, quasi 6 milioni di suini e circa 50 milioni di animali del comparto avicolo (soprattutto galline sia da uova che da carne). Il dato è preoccupante se si considera l’impatto che questi numeri possono avere sull’ambiente, sia per quanto riguarda la produzione di mangimi (non a caso la coltivazione più abbondante in pianura è il mais), sia per i problemi relativi allo stoccaggio dei rifiuti e all’inquinamento delle acque causato dai liquami.
Non è tutto oro quel che luccica
Il bacino padano è l’area più produttiva e ricca del territorio nazionale. In questa regione il 37% dell’industria nazionale produce circa il 40% del PIL (fonte ISTAT, 2001 e Autorità di bacino del Po, 2006). L’elevata produttività tuttavia determina un livello elevatissimo di inquinamento dell’acqua, dell’aria e dei suoli. A livello mondiale infatti il territorio padano è riconosciuto come una delle cinque aree più inquinate (hot spot) del pianeta.
Un fiume di prelievi
L’uso dell’acqua nel Bacino del Po è particolarmente intensivo. Dei 25 miliardi di m3 prelevati complessivamente ogni anno dalle acque superficiali e profonde, 16,5 miliardi di m3 sono utilizzati in agricoltura per l’irrigazione, 1,5 miliardi di m3 è il consumo del settore industriale (senza considerare gli usi per la produzione di energia elettrica), i restanti 2,5 miliardi di m3 sono captati dai servizi di acquedotto per gli usi civili.
I predoni del Po
La sabbia del fiume è un vero tesoro per l' edilizia, ma andrebbe estratta solo nelle cave autorizzate, registrando ogni operazione. Invece i “predoni” del fiume mettono in azione le loro draghe nel bel mezzo del fiume e rubando la sabbia che vendono poi sottocosto, come documentato in passato da numerose indagini giudiziarie. Secondo alcune stime dal Po spariscono illegalmente ogni anno circa 5 milioni di metri cubi di sabbia, una quantità 8 volte superiore a quella portata nello stesso tempo dalla corrente del fiume. Gli scavi “selvaggi” hanno causato l'abbassamento del letto, rendendo difficile l'irrigazione dei campi e mettendo in pericolo la stabilità dei ponti e degli argini a causa della corrente più veloce.
Corriere della Sera - 2 aprile 2007
Al mare in collina un milione di anni fa
In principio era il mare. La Pianura Padana un milione di anni fa era un golfo, le cui coste corrispondono alla zona pedemontana delle Alpi e degli Appennini. La lenta attività di erosione dei fiumi ha trasportato enormi quantità di detriti dalle montagne al mare, avviando così un lento processo di interramento. Questo fenomeno, ancora in atto, ha dato origine alla pianura e alla rete di corsi d’acqua che la attraversa.
Chi ha “inventato” i canali?
Lo studio delle tecniche ingegneristiche per la costruzione dei canali si è sviluppato nel corso dei secoli. In particolare in Italia, dal Rinascimento, si sono avute grandi innovazioni in questo campo, grazie soprattutto al contributo geniale di Leonardo da Vinci. Gli studi di Leonardo, infatti, pare abbiano trovato applicazione anche nella costruzione dei canali che circondano Milano (i famosi Navigli). Questi canali, totalmente artificiali, collegavano la città con i fiumi Ticino e Adda; attraverso il Ticino si poteva arrivare per via fluviale sino al Lago Maggiore a nord, mentre percorrendo il Po si arrivava sino all’Adriatico. Su questi corsi d'acqua, relativamente piccoli e poco profondi, i trasporti di merci avvenivano con barconi dal fondo quasi piatto, le chiatte, che trasportavano principalmente i materiali da costruzione necessari allo sviluppo urbanistico di Milano.
Come si forma il Fohn, il vento che scende dalle Alpi?
Di frequente sulla Pianura Padana si abbattono venti provenienti da Nord-Ovest che in inverno si presentano insolitamente caldi. Comunemente chiamato Fohn o Favonio questo vento deriva da aria umida del Nord Europa che scende verso sud fino a incontrare le Alpi, superata la catena alpina queste masse d'aria ridiscendono verso la pianura, durante la discesa l’aumento di pressione fa scaldare l’aria (riscaldamento adiabatico) generando in questo modo un vento caldo.
Le piene del Po
Le piene del grande fiume, generalmente concentrate in autunno a causa delle piogge, sono abbastanza frequenti e possono essere anche devastanti. Tra le piene più imponenti del secolo scorso ricordiamo quelle del novembre 1951, del ottobre 1968, del settembre 1993 e del novembre 1994, significativa anche la piena dell'ottobre 2000. L'ultima piena è avvenuta lo scorso aprile.
